“Sono stato penalizzato da Google!” Ma davvero?

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C’è un momento nella vita professionale di un SEO che fa da spartiacque: la penalizzazione. Una sorta di rito di passaggio (fantasy), il primo “uomo” ucciso (western), l’esplorazione di un mondo tutto da scoprire (sci-fi). Insomma, scegli lo scenario che preferisci ma sta di fatto che questa iniziazione è più dura di qualsiasi mazzata mentre sei vestito da pollo (college movie).

Se il sito viene penalizzato, lo specialista di turno dovrebbe aprire l’ombrello e prepararsi alla – giustificata – shitstorm da parte del cliente, roba che Mary Poppins togliti che qua i pomi d’ottone e i manici di scopa arrivano dove meno te lo aspetti. Di questo aspetto, nella gestione generale del cliente – di recente, ho avuto nuove lezioni anche io in merito – mi riprometto di parlartene più in avanti; sempre nell’ottica di tenere aggiornati i temi affrontati in Interceptor Marketing.

Se lo specialista viene contattato per risolvere una penalizzazione, si trova nella condizione di poter passare per il Rambo di turno che è una grossa carta da giocare nel rapporto con il cliente, purtuttavia bisogna sempre ricordare le parole dello zio Ben “da grandi poteri, derivano grandi responsabilità” e fare la figura del Mr.Bean è dietro l’angolo. Specie per un motivo: 4 volte su 5 il cliente è ipocondriaco digitale. Oggi voglio parlarti di questo.

Penalizzazioni di Google, quando hai a che fare con un ipocondriaco digitale

Sono stato penalizzato da Google!” , “Google mi odia“, “Secondo me, sul sito ho in atto una penalizzazione” sono frasi di grande valore, senza ironia. A livello di captologia – ovvero di come le macchine siano strumenti di persuasione – si tratta del primissimo stadio per il quale poi siamo davvero soggetti alla tecnologia persuasiva: l’umanizzazione della stessa. Senza troppi giri di parole filosofeggianti:

  1. Davvero credi che un insieme di algoritmi sia in grado di odiarti?
  2. Inoltre, quali strumenti hai per poter presumere di essere stato penalizzato?

La tecnologia di crawling, indexation, ranking (le tre fasi di funzionamento di un motore di ricerca) NON è infallibile – credibilità presunta secondo B.J. Fogg – né tanto meno si accanisce contro il tuo portale come un Dio terribile e vendicativo in stile Clash of Titans.

Tendo a pensare e dopo una prima analisi, 4 volte su 5, ne ho la conferma che piuttosto non si è mai lavorato per intercettare le esigenze degli utenti perché magari si è sbagliato a fare la Search Query Analysis, ovvero la ricerca delle domande più congruenti da soddisfare; oppure – come mi è capitato talvolta – ci sono state distrazioni tecniche.

Il caso-limite, in questo senso, è stato quello del portale di una grossa azienda automobilistica che era completamente in NOINDEX (quindi non indicizzato) dalla sua messa in rilascio. Rispetto ad alcuni miei colleghi che – in casi simili, giustamente – si sono fatti pagare l’intervento per segnalare la cosa, io sono stato molto più ingenuo soprattutto credendo che fosse una specie di “test” per capire se volevo fregare il cliente oppure se ci capissi davvero qualcosa (tranquilli, so di saperne meno del nuovo episodio di Star Wars in lavorazione).

Quindi, se pensi di essere penalizzato, chiediti: che elementi ho per affermare questo? Come può aiutarmi un consulente a riguardo?

Il Dottor Penalizzazione: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare Google (più o meno)

La deterrenza è l’arte di creare nell’animo dell’eventuale nemico il terrore di attaccare. Ed è proprio a causa dei congegni che determinano la decisione automatica irreversibile, escludendo ogni indebita interferenza umana, che l’ordigno “Fine di Mondo” è terrorizzante, eh, eh, eh, e di facile comprensione. E assolutamente credibile e convincente.

- da “il Dottor Stranamore: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Inoltre, al di là delle penalizzazioni manuali segnalate tramite la Search Console, nel momento in cui sto scrivendo è circa un anno che Google non lancia un repulisti delle SERP serio. Questo vuol dire che qualcosa bolle in pentola e per questo ti invito a tenere d’occhio la situazione con Algoroo, un portale che traccia tutti gli aggiornamenti algoritmici del colosso di Ro..Mountain View.

Proprio di questo stiamo parlando: non una macchina senziente pronta a sterminare i tuoi siti come il T-1000, non un androide che sogna pecore elettriche e fa vivere la tua impresa digitale sul filo della lama ma il servizio di punta di una Inc. così potente da aver dato vita dalla celluloide alla distopia cyberpunk più classica: il dominio delle multinazionali. Come tale, Google Inc. ha un obiettivo: produrre profitto.

SE questo avviene enormemente tramite l’apporto del circuito pubblicitario di AdWords, ovvero nelle SERP, è interesse della Inc. tenerle il più congruenti possibili alle esigenze degli utenti. Se chi fa SEO sfrutta le naturalissime falle di un algoritmo così complesso, allora bisogna metterci una pezza. E dato che è complesso lavorare fattivamente e ci vuole tempo, nel frattanto quale deterrente migliore che la paura? Per quanto appaia assurdo, è lo stesso principio che regola i mercati: accade qualcosa, e i timori o l’euforia fanno bruciare miliardi o crescere il mercato. Nell’anarco-capitalismo digitale, questa casistica che coinvolge uno dei canali del marketing digitale, è identica.

Nel frattanto che la Inc. prepara il vero filtro tecnico, ecco che fa annunci deterrenti che dovrebbero evitare approcci spammosi – e quindi realmente penalizzanti. Con la conseguenza, che gli fa gioco, della psicosi da penalizzazione sempre sfruttando la leva captologica della credibilità presunta della macchina.

Pensavi a una soluzione più concreta, rispetto a questo polpettone da film cecoslovacco con sottotitoli in tedesco? Matcha ovvero confronta i tuoi dati di analytics della ricerca organica con gli ultimi aggiornamenti di Google con il Panguin Tool, per capire se ci sono stati crolli in concomitanza. Permettimi di aggiungere di usare il buon senso: se il crollo è coincidente non vuol dire ci sia una stretta correlazione. Magari hai semplicemente “segato” le pagine che portavano traffico organico perché hai cambiato indirizzo del progetto – casistica che mi è capitata. Fidati dell’unico tool a tua disposizione dall’edizione starter: il cervello.

E tu? Hai mai subito il panico da disaster-movie per la penalizzazione?

Benedetto Motisi

Sito personale : www.seojedi.it
SEO e Copywriter Freelance.
Ho tenuto e tengo corsi per Upter, Politecnico di Milano, DoLab School di LUISS.
Aiuto ogni giorno singoli e aziende a trovare la giusta visibilità sul canale Search.

Libri scritti da Benedetto Motisi

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