10 accorgimenti per un sito per smartphone perfetto

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Alla fine di questa lunga analisi ti svelerò le 10 caratteristiche che un sito per smartphone deve necessariamente avere. Quindi se hai fretta vai giù al sodo a scoprire cosa è il sito traghettatore. Altrimenti beccati le mie elucubrazioni.

Sempre più articoli e statistiche sostengono che il traffico proveniente dai dispositivi mobile sia in forte crescita e che, a breve, supererà quello effettuato attraverso i dispostivi desktop. Credo si tratti di una realtà incontrovertibile, anche se i dati forniti sono spesso contraddittori: alcuni esperti, o presunti tali, affermano che il sorpasso sia già avvenuto, altri invece che la somma delle navigazioni tramite smartphone e tablet sia circa un terzo del totale.
Sito_per_smartphoneQuale sia il valore effettivo, risulta evidente che il traffico da mobile è certamente cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi tre anni. Del resto, la maggioranza dei navigatori under 50, nei paesi più industrializzati, dispone di uno smartphone e, talvolta, anche di un tablet.

Monetate, nel suo Q4 2013 Ecommerce Quarterly, uno studio effettuato presso i più importanti siti di e-commerce, ha pubblicato la seguente statistica che sembra essere una delle più attendibili. Di fatto il traffico desktop si è ridotto di circa un 9% tra il 2012 e il 2013.

Una fondamentale precisazione: in alcuni articoli si utilizza il termine “mobile” per definire il traffico aggregato di smartphone e tablet. In effetti quest’ultimo resta pur sempre un dispositivo utilizzabile in mobilità.

La prassi però ha stabilito che con mobile si distingua il solo traffico derivante dalle navigazioni tramite smartphone, Analytics distingue tra traffico desktop, mobile (smartphone) e tablet.

Pertanto, a mio avviso, Google dovrebbe utilizzare direttamente la dicitura smartphone per evitare qualsiasi fraintendimento!

Ho cercato altri studi sull’argomento “traffico proveniente da dispositivi smartphone e tablet”, ma, purtroppo, non ho trovato materiale estremamente utile ed interessante. Pertanto mi sono visto costretto ad effettuare studi e comparazioni utilizzando le statistiche dei siti che gestisco e di quelli di proprietà degli amici e colleghi che, generosamente, hanno voluto darmi una mano. Lo ribadirò più e più volte proseguendo nella lettura: il campione statistico che ho analizzato è estremamente ridotto, non è possibile, pertanto, fare delle affermazioni assolute. Definisco un trend, limitato e personale. Sta poi a te, tramite l’analisi dei che monitori, stabilire se gli esiti che ho ottenuto coincidono o, perlomeno, si avvicinano ai tuoi.

Comportamento di un sito per smartphone e tablet (ottimizzato)

Il primo sito per smartphone che ho preso in considerazione, circa 1900 utenti unici al giorno, è di tipo informativo, dispone di un traffico derivante in massima parte dalla sua enorme long tail ed è ottimizzato per smartphone e tablet (non progettato tout court secondo la logica responsive ma ogni pagina viene pubblicata su di una singola colonna e i browser mobile lo adattano piuttosto bene). Quelle che seguono sono le statistiche del periodo che va da luglio 2013 a luglio 2014.

mobile-vs-desktop

Il divario tra smartphone (mobile) e desktop è ancora meno marcato rispetto a quanto emerso dalla ricerca di Monetate, mentre c’è un abisso rispetto al tablet.

Comportamento di un sito non ottimizzato per smartphone e tablet

Di seguito le statistiche di un e-commerce di prodotti sportivi, non ottimizzato per i dispositivi mobile, stesso periodo del grafico precedente

mobile-vs-desktop-ecommerce

Le sessioni estremamente ridotte consentono di effettuare un abbozzo di analisi. Nulla vieta di confrontarle con gli esiti dello studio di Monetate. Prevale la navigazione tramite smartphone rispetto a quella tablet ma le percentuali non si discostano poi così tanto. Devo anche aggiungere che Monetate ha preso in considerazione e-commerce statunitensi e lì la diffusione dei tablet è molto più ingente che in Italia.

Analisi su siti a random e deduzioni

Al termine di queste osservazioni ho ripetuto le medesime analisi su di un’altra ventina di siti e una decina di proprietà di alcuni amici. Dati questi elementi credo di poter affermare che:

  • La percentuale di utenti smartphone è piuttosto variabile da sito a sito (almeno per ciò che concerne l’Italia);
  • Il sorpasso non solo non è avvenuto ma, molto probabilmente, neppure avverrà nel brevissimo termine. A questa affermazione posso assegnare un valore quasi assoluto giacché vi sono numerosi articoli e studi che confermano questo trend.

Ammettiamo che il sorpasso avverrà prima o poi, personalmente mi pongo cinque domande:

  1. La navigazione da smartphone e da tablet è equiparabile?
  2. Le navigazioni tramite smartphone, tablet e desktop conducono ai medesimi obiettivi e conversioni?
  3. I valori delle metriche fondamentali: rimbalzi, tempo di permanenza, pagine visitate sono i medesimi utilizzando i vari tipi di dispositivi?
  4. I navigatori che usano dispositivi desktop e mobili sono omogenei?
  5. Chi naviga su smartphone, in seguito, naviga lo stesso sito su desktop?

Di seguito risponderò a ciascun quesito.

La navigazione da smartphone e da tablet è equiparabile?

A mio avviso no, tanto è vero che le statistiche sono separate. Tuttavia, ho notato che in alcuni articoli i valori sono accorpati (e qui ritorniamo all’equivoco smartphone/mobile descritto in precedenza) e questo è un errore. La navigazione, come vedremo meglio in seguito, tramite tablet è molto più affine a quella desktop, viceversa quella effettuata mediante smartphone ha caratteristiche diverse da entrambi le precedenti, si tratta insomma di modelli di navigazione differenti.

Al di là di questo, mi chiedo se statisticamente sia sempre efficace utilizzare una mera ripartizione tra traffico da mobile (smartphone) e tablet.

Consideriamo due dispositivi, uno smartphone o più propriamente un phablet (così viene definito uno smartphone di dimensioni molto generose), il Samsung Galaxy Note 3, e un piccolo tablet, il Google Nexus 7. Il primo dispone di uno schermo da 5,7 pollici, il secondo da 7. Ho provato a navigare con entrambi e ti posso assicurare che l’esperienza di navigazione è abbastanza simile: nessuno dei due riesce a surrogare, in maniera accettabile, la navigazione desktop.

Esito diverso si ottiene navigando con dispositivi sopra gli 8 pollici (comprendendo anche l’iPad Mini). In sostanza, utilizzando dispositivi “più grandi”, la navigazione è quasi assimilabile a quella del desktop, posto che il mancato utilizzo del mouse rende, comunque, più complicata la gestione di alcuni task. Ritengo che a breve sarà opportuno ripartire il traffico non tanto tra smartphone e tablet, quanto piuttosto sulla base dei pollici di un dispositivo.

Sostanzialmente penso a 3 ripartizioni (è una mia proposta, sia chiaro!):

  • Dispositivi sotto i 4 pollici (navigazione limitata)
  • Dispositivi da 4 a 8 pollici (navigazione parzialmente limitata)
  • Dispositivi oltre 8 pollici (navigazione assimilabile o quasi a quella desktop)

Ho anche avuto la fortuna di testare uno degli ultimi nati in casa Samsung, il Galaxy Note 12.1, un tablet, come si evince dalla sua sigla, di oltre 12 pollici. Di fatto è come navigare su di un desktop. Il dispositivo in questione dispone, peraltro, di un pennino che può essere utilizzato in luogo del mouse.

Anche la risoluzione dello schermo gioca un ruolo importante nell’esperienza di navigazione di un utente ma non quanto la dimensione assoluta dello schermo. Inoltre esiste ormai da tempo una certa correlazione tra numero di pollici, risoluzione e le caratteristiche hardware di un dispositivo (intendo dire che ai terminali più grandi viene assegnata più memoria, processori più performanti, ecc.).

Per concludere il paragrafo, ritengo vi sia una forte correlazione tra la dimensione del dispositivo e la sua efficacia nel completare i task che la navigazione impone. E quindi, i dispositivi più grandi sono, di fatto, dei surrogati quasi perfetti del personal computer.

Le navigazioni tramite smartphone, tablet e desktop conducono ai medesimi obiettivi e conversioni?

La risposta la fornisce un eccellente studio di Mobify sui rapporti di conversione di 16 e-commerce. Afferma che:

  • nel 2014 (e quindi, a maggior ragione, negli anni precedenti) le conversioni da smartphone sono state estremamente ridotte;
  • il 90% degli utenti smartphone completa un determinato task su desktop: in sostanza passa da un dispositivo all’altro per completare una transazione;
  • le conversioni ottenute da tablet sono notevolmente più alte rispetto a quelle ottenute da smartphone , nonostante siano poche le aziende a disporre di siti ottimizzati per tali dispositivi;
  • mediamente chi naviga da tablet è un utente con una buona disponibilità economica e spende anche il 20% in più rispetto al classico visitatore dotato di desktop.

Purtroppo, per riallacciarmi al punto precedente, non credo esistano statistiche che descrivano l’andamento delle conversioni al crescere dei pollici del tablet utilizzato.

I valori delle metriche fondamentali: rimbalzi, tempo di permanenza, pagine visitate sono i medesimi utilizzando i vari tipi di dispositivi?

Anche in questo caso sono “costretto” ad utilizzare statistiche provenienti da alcuni siti che gestisco (siti di piccole aziende, con un traffico piuttosto relativo, ottimizzati per i dispositivi mobile con plugin di WordPress, ho preso in considerazioni le statistiche degli ultimi mesi):

metriche-destop-mobile1

metriche-destop-mobile2

metriche-destop-mobile3

Come era prevedibile le metriche relative ai navigatori da smartphone sono decisamente meno “interessanti” rispetto a quelle relative agli altri dispositivi. I tablet raggiungono quasi il livello del desktop.
L’ultima immagine afferisce ad un e-commerce, dove è ancora presente il predominio del desktop rispetto al tablet (analizzando le statistiche dello stesso sito mese per mese ho notato comunque un aumento costante degli utenti che utilizzano un tablet).

I navigatori che usano dispositivi desktop e mobili sono omogenei?

Per rispondere a questa domanda penso sia utile analizzare nuovamente le statistiche, nella fattispecie quelle relative al tipo di dispositivo utilizzato (marca e modello, laddove disponibile).

Un dato è già derivabile dai paragrafi precedenti: chi usa il tablet spende mediamente di più, di conseguenza credo non sia un azzardo affermare che abbia una disponibilità economica più elevata, il che, generalmente, corrisponde anche ad una cultura maggiore (e per cultura non intendo necessariamente quella accademica).

L’analisi dei dati ottenuta dai siti che gestisco mostra che, invariabilmente (ahimè!), il grosso dei navigatori utilizza iPhone e iPad. Mentre, in ambito Android, in prevalenza smartphone Samsung piuttosto costosi al tempo di acquisto: i modelli S2, S3, S4. Pochi o pochissimi i tablet dotato del sistema operativo di Google.

I dispositivi non rilevati sono un numero consistente, tra il 7% e il 10%.

Considerando un sito aperto di recente (meno di un mese), di ambito informativo e che soddisfa tutti gli standard di responsività, su un campione di circa 10.000 utenti unici, ho rilevato che:

  1. il 45% utilizza dispositivi Apple;
  2. circa il 30% utilizza dispositivi Samsung (il dato è riportato ad occhio dato che sono talmente tanti gli smartphone e i tablet della casa Coreana che avrei impiegato un‘ora ad effettuare un calcolo preciso), in prevalenza assoluta la serie S (presumo anche perché vengono forniti con forte sconti quando ci si abbona ad un operatore telefonico);
  3. circa il 5% utilizza dispositivi non rilevabili;
  4. la percentuale rimanente utilizza altre marche: HTC, LG, Huawei, Alcatel, Ngm, Sony, Nokia, ecc..

Limitatamente a questo singolo sito traggo le seguenti conclusioni:

  1. la maggioranza delle navigazioni effettuate con dispositivi mobili avvengono tramite smartphone;
  2. la maggioranza delle navigazioni avvengono su dispositivi molto costosi (Apple e modelli di punta Samsung);
  3. la navigazione su tablet vede un assoluto predominio dell’Ipad che ottiene quasi il 19% del totale, valore massimo relativo. Di contro, le navigazioni effettuate tramite tablet Android sono ridottissime. Il primo tablet dotato del sistema operativo di Google, ad esempio, è il Samsung GT-P3100 Galaxy Tab 2 7.0, con appena l’1.5% circa di utenti (un tablet piccolo, peraltro, e non molto performante, a mio modo di vedere quasi assimilabile allo smartphone). Anche sommando tutti gli utenti che utilizzano tablet Android si ottiene, comunque, un valore molto distante da quello di iPad. Si tenga presente che Analytics mostra in un unico grafico la percentuale d’uso di tutti i dispositivi smartphone e tablet.

Ribadendo, per l’ennesima volta, che i dati in mio possesso sono ridottissimi, non posso però non affermare che la maggioranza dei navigatori che utilizzano uno smartphone ha speso, mediamente, tra i 400 e i 500 euro per il proprio dispositivo (in prevalenza, come si è detto iPhone e Samsung serie S): non poco visto il periodo storico in cui viviamo!

In massima parte, anche questi utenti hanno una buona disponibilità economica, caratteristica già vista con i tablet, e maggiore rispetto a quella della media degli utenti desktop.

Introduco, tuttavia, un fattore correttivo: l’utente italiano è piuttosto stravagante (eufemisticamente parlando), è composto infatti anche da persone che, non avendo adeguate disponibilità economiche, sono disposte a privarsi per settimane anche del cibo pur di disporre dell’ultimo ritrovato della tecnologia cellulare.

Quanto all’alfabetizzazione informatica credo sia lecito affermare che chi dispone di un telefono di fascia alta sia più predisposto all’innovazione tecnologica di chi, invece, naviga semplicemente tramite desktop.

In merito all’età posso dire ancora meno, confrontando e comparando più statistiche l’unico esito a cui sono giunto è che la stragrande maggioranza degli utenti mobile sia under 50.

Chi naviga da mobile, in seguito, naviga lo stesso sito da desktop?

A questo quesito risponde la ricerca di Mobify citata precedentemente, il 90% degli utenti che utilizzano uno smartphone poi passa ad effettuare una transazione via desktop.

Ad essere onesto sono arrivato alle medesime conclusioni chiedendo ad una cinquantina di persone in merito a tale argomento: più dell’85% ha risposto di utilizzare il mobile per approcciare un sito e, qualora l’abbia ritenuto di suo gradimento, di proseguire la navigazione tramite desktop. La prima operazione, in genere, viene effettuata in casa, seduti sul divano, la seconda in ufficio, nel proprio studio, o anche in cucina, tramite portatile.

Per ciò che concerne il tablet, invece, in genere, la navigazione inizia e si conclude con lo stesso dispositivo. Di conseguenza ritengo si possano definire quattro tipologie di navigazione:

  1. la navigazione standard effettuata tramite personal computer;
  2. la navigazione effettuata tramite tablet che presenta sempre più assonanze con la precedente al crescere delle dimensioni del dispositivo;
  3. la navigazione effettuata tramite il solo smartphone, poco remunerativa in ambito di conversione (la vendita, cioè, di un prodotto o di un servizio);
  4. la navigazione ibrida effettuata in primis tramite smartphone e, in seconda battuta, tramite desktop.

La prima conclusione che posso trarre da questa mia analisi è la seguente: nella navigazione ibrida, lo smartphone, in linea di massima, è, primariamente, uno strumento di interazione: permette, cioè, all’utente di effettuare un primo contatto con un sito e di stabilire se quest’ultimo dispone di contenuti che ritiene interessanti. Il desktop è, invece, uno strumento di azione, attraverso di esso la navigazione viene ad approfondirsi e si determina l’eventuale conversione.

Un elemento, insomma, completa l’altro. La navigazione via smartphone produce poche conversioni se considerata singolarmente, di conseguenza risulta poco profittevole, ma tale esito viene completamente stravolto qualora si consideri il possibile rapporto di interdipendenza con il personal computer.

Ci avviamo verso una revisione della teoria della responsività?

Il 25 maggio 2010 Ethan Marcotte, in un memorabile articolo presso Alistapart.com, coniò il termine Responsive Web Design.

Con tale termine si intendono tutte quelle tecniche che permettono al layout di un sito web di adattarsi automaticamente a qualsiasi dotazione informatica e risoluzione utilizzati dall’utente.

Elementi cardine di questa filosofia del design sono:

  • le media query, particolari comandi css, che consentono ad un layout di adattarsi alla risoluzione e alla posizione (orizzontale o verticale) di un dato dispositivo (col tablet puoi navigarci in orizzontale e in verticale);
  • la griglia flessibile, che richiede che ciascun elemento del layout di un sito web, blocchi contenenti testo, cornici, bordi ed ogni elemento grafico siano dimensionati tramite unità relative e non pixel, generalmente mediante percentuali o em.
  • la predisposizione di immagini flessibili che si adattino alle dimensioni del layout che, a sua volta, si adatta alle dimensioni e risoluzione del dispositivo.

All’articolo è seguito un libro che, ovviamente, ho divorato, come pure molti altri sull’argomento.

Già a suo tempo, tuttavia, pur apprezzando l’idea di un layout che si comporti come l’acqua, che si adatti cioè alla forma del recipiente, ho rilevato alcuni punti deboli in tale teoria. Mi rendo perfettamente conto che mi sto muovendo in un campo minato, Marcotte è un mostro sacro del web design, io no di certo! Ti chiedo di concedermi un po’ di fiducia e di seguire le mie argomentazioni: nella peggiore delle ipotesi spero almeno apprezzerete lo sforzo che è stato necessario per conseguirle.

Ricapitoliamo: il Responsive Design afferma che è necessario creare un progetto di sito web universale, i cui gli elementi, tramite le tecniche elencate in precedenza, possano variare la loro forma in funzione del dispositivo e della risoluzione utilizzati dall’utente. In taluni casi sarà anche possibile, tramite le media query, occultare (disoccultare) alcune sezioni di layout. Pensa, ad esempio, allo slider animato, assolutamente inadatto ad essere visualizzato su uno smartphone. In altri casi, tramite javascript, sarà possibile variare leggermente l’aspetto e l’uso di un determinato elemento di navigazione, come ad esempio i menu che, nei siti responsive, si trasformano da grafici a testuali all’interno di una tendina.

Ebbene, in un mondo ideale, mi ripeto, credo che i principi elencati debbano essere applicati tout court, ma, in quello reale, non sempre sia possibile assecondarli:

  • in primo luogo il Design Responsivo, lo dico per esperienza, è molto oneroso in termini temporali. E ciò, ovviamente, si riflette in un costo di realizzazione del sito web molto più elevato. Inoltre, l’utilizzo di un plugin, di una estensione o di un componente aggiuntivo che renda il vostro sito anche solamente “compatibile” con gli smartphone, ti permette di ottenere dignitosi risultati quasi a costo zero o, comunque, ad un prezzo decisamente inferiore rispetto a quello necessario per ottenere un sito pienamente responsivo. Pertanto se il budget del cliente è ridotto o se, comunque, il sito che ci si appresta a realizzare, per numero o tipologia di utenti, non ha particolari necessità di adattamento, in tutta onestà, a me sembra non economicamente conveniente realizzarlo Responsive o, perlomeno, totalmente Responsive.
  • Un effetto collaterale di questa filosofia, o perlomeno una sua esasperazione, è quello che io chiamo eccesso di responsività: alcuni designer, in pratica, creano un sito mobile che si adatta – spesso pure in maniera maldestra – al desktop e non viceversa! Resta comunque ancora la modalità di navigazione più diffusa. Se frequenti siti come Theme Forest per acquistare template o alla ricerca di ispirazione (non c’è nulla di male ad analizzare quello che fanno gli altri!) sono certo che ti sarai imbattuto in layout di siti web che creano una forte dissonanza cognitiva, se visualizzati su monitor di una certa grandezza, come ad esempio un 23/24 pollici. I blocchi di contenuto sono enormi, occupano un terzo dello schermo e così i caratteri e le immagini. Il layout si allarga orizzontalmente per tutta l’estensione del monitor, per cui non si riesce ad ottenere la visione d’insieme offerta da un layout centrato (o anche da un layout liquido, ma ben realizzato). Prova a effettuare questo esperimento: mettiti a meno di mezzo metro da una TV da 40 o più pollici, possibilmente a 16:9. Fatto? Benissimo, sono certo che riuscirai a vedere la parte centrale dello schermo e quasi solo ad intuire quelle laterali, vi manca, insomma, la visione di insieme e non potete fruire adeguatamente del vostro costosissimo apparecchio. Questo è, più o meno, quello che succede navigando siti che soffrono, per l’appunto, di eccesso di responsività.
  • Il Design Responsive è quello che l’utente pretende? Oppure è quello che i designer presuppongono che quest’ultimo pretenda? Un sito totalmente responsive genera sempre maggiori conversioni, rispetto ad un generico sito ottimizzato per dispositivi mobile? Onestamente non so rispondere alla domanda, quello che è certo però è che nessun web designer se l’è posta, come pure, che le analisi e le discussioni effettuate vertono quasi solo ed esclusivamente sul design, ma il web è anche altro e, in genere, il suo primario obiettivo è quello di convertire: produrre cioè la vendita di un servizio o di un bene. I puristi del design storceranno il naso, ma l’evidenza è questa!
  • Il Design Responsivo permette di variare la posizione e le dimensioni dei blocchi html e/o di occultare aggregati di contenuto ma non interviene sull’essenza del contenuto stesso. È come poter disporre di una immagine e crearci un puzzle, potendo variare il taglio e la forma dei singoli elementi. Si possono ottenere diverse modalità di incastro, ma il risultato finale sarà sempre e comunque la comparsa della stessa immagine. Ma se si volesse ottenere una immagine completamente diversa?

A questo punto ti starai domandando dove voglio andare a parare! Procediamo con ordine…
Se fino ad ora hai abbracciato l’idea che un sito debba sempre mantenere un aspetto simile che sia riprodotto su un computer, su un microschermo o su uno smartphone, lo scopo primario in questo post è dimostrare – o perlomeno tentare di dimostrare – che non è così. Ritengo, infatti, che un sito, per raggiungere un certo tipo di obiettivo, può e deve essere realizzato differentemente su alcuni dispositivi. Questa, evidentemente, è una affermazione in aperto contrasto con la logica responsiva.

Torniamo agli esiti dei paragrafi precedenti:

  1. la navigazione via tablet e, più o meno, assimilabile a quella desktop, per cui, il Responsive Design credo si possa applicare tout court, proprio perché per rendere un sito tablet friendly sono necessarie poche modifiche a costo ridotto;
  2. la navigazione via smartphone, invece, è limitata e limitante per l’utente e in genere viene utilizzata per esplorare un sito una prima volta, per poi effettuare l’eventuale conversione via desktop.

La funzione di un sito per smartphone, insomma, è diversa da quella di un sito per desktop, completamente diversa: l’obiettivo primario di conversione di un sito smartphone, considerando gli esiti certi della ricerca di Mobify in media non è quello di vendere un prodotto o un servizio, quanto piuttosto quello di far continuare la navigazione su desktop e sulle basi di questo principio deve essere costruito!

Di conseguenza, obiettivo diverso implica (o per meglio dire, può implicare) una costruzione diversa!
E ciò, in linea di massima, non è ottenibile mediante un unico layout automaticamente adattabile.

Il sito traghettatore

In conclusione un sito per smartphone unico deve perseguire principalmente un obiettivo: traghettare l’utente verso il sito desktop, la conversione viene a determinarsi quando si è verificato questo specifico evento. E tale obiettivo può essere raggiunto attraverso la predisposizione di specifici elementi al suo interno. A te il compito di idearne o adeguarne altri. Ovviamente alcuni di questi sono mutuati dalla teoria classica del web, come è giusto che sia.

Nella fattispecie in un sito per smartphone si dovrebbe:

  1. Scrivere contenuti brevi e in grado di creare aspettativa. Uno dei principi base per la scrittura web è quello della piramide capovolta (o rovesciata): per attirare l’attenzione degli utenti nei fatidici due secondi ed assecondare la modalità di lettura veloce o di scorrimento del testo si scrivono dapprima i contenuti più importanti e caratterizzanti e, di seguito, via via, quelli accessori e di approfondimento. Questo principio, a mio avviso, non è più impiegabile tout court alla navigazione smartphone. In quell’ambito è necessario utilizzare solo la sezione principale della piramide capovolta, cioè, “dare in pasto” all’utente le sole informazioni di importanza fondamentale e invitare quest’ultimo a raggiungere il sito desktop per leggere le accessorie. Con quest’ultima affermazione intendo dire che dovrebbero essere utilizzate delle formule dirette, come, ad esempio: “Per approfondire visita il nostro sito desktop con il tuo personal computer!”.
  2. Utilizzare layout su una singola colonna e definire un robusto sistema di correlazione tra gli argomenti: risulta piuttosto limitante e disagevole navigare su una singola colonna per cui l’unico modo per ridurre la frequenza di rimbalzo e aumentare i tempi di permanenza nel sito sembra quello di creare un sistema di correlazione tra argomenti, per cui, al termine di ogni pagina, o tra paragrafi, potrebbe essere utile porre dei link verso altri argomenti attinenti a quello che, in quell’istante, il lettore sta leggendo.
  3. Utilizzare massicciamente collegamenti ipertestuali interni. Una colonna sola implica l’assenza di menu contestuali, pertanto i contenuti dovrebbero sì rispettare i principi di cui alla 1, ma anche essere allargati, cioè ogni pagina dovrebbe trattare superficialmente anche degli argomenti delle altre e permettere di accedere a queste ultime mediante link interni.
  4. Sottolineare i link. Alcuni esperti di usabilità affermano che il link vada sempre sottolineato. In ambito desktop io non mi trovo d’accordo, se l’impianto grafico è ben realizzato non credo sia necessario. In ambito mobile, invece, credo sia indispensabile per le caratteristiche del dispositivo: una luminosità spesso variabile e fortemente influenzata dalla luce solare e dei colori che, in alcuni terminali, risultano sbiaditi o comunque non facilmente distinguibili da altri che cromaticamente sono loro vicini. Pertanto la sottolineatura sembra il sistema migliore per far comprendere all’utente che l’elemento di contenuto che la adotta è un collegamento ipertestuale.
  5. Creare un sistema di tracciamento degli utenti che permetta di identificare, nel sito desktop, chi proviene da una navigazione tramite smartphone. Ho pensato ad un codice che potrebbe essere fornito all’utente al termine della navigazione via smartphone. Questo potrebbe, poi, essere inserito all’interno di un campo apposito nel sito desktop o, addirittura, nella sezione carrello, nel campo solitamente utilizzato per digitare i codici dei buoni sconto. Ovviamente per garantire che l’operazione vada a buon fine sarà necessario assegnare all’utente qualche beneficio affinché la compia.
  6. Eliminare i form o, perlomeno, ridurre la loro portata. Compilare un form in ambito desktop è una operazione fastidiosa, figuriamoci su di uno schermo da 4 pollici! In più, come si è detto, l’obiettivo principale di conversione del sito smartphone è condurre l’utente nel sito desktop. Pertanto ci si potrebbe limitare ad inserire una semplice e-mail (specifica per gli utenti che intendono contattare una azienda tramite smartphone). Nel caso in cui, per varie ragioni, fosse comunque necessario predisporre un classico form sembra evidente che la creazione di pulsanti a misura di polpastrello e di testi di dimensioni generose non concluda la nostra missione. L’obiettivo primario deve essere quello di non far scrivere l’utente con la tastiera dello smartphone, operazione complicata normalmente, spesso impossibile in mobilità. Pertanto potrebbe essere riesumata la vecchia tag cloud (invero, sino ad ora, per quel che mi riguarda, perfettamente inutile). Ogni suo elemento potrebbe rappresentare un argomento, al clic si potrebbero ottenere una serie di domande classiche relative proprio a tale argomento e, al clic successivo, si potrebbe giungere alla compilazione diretta del form, senza aver dovuto digitare anche una sola lettera tramite tastiera. Nome ed e-mail sono gli unici dati che si dovrebbero richiedere all’utente e potrebbero essere ottenuti tramite le Api di autenticazione di Google, Facebook e, ritengo, anche di Apple. Intendo dire che, oltre ad essere utilizzate per effettuare la registrazione (avete presente quando vi chiedono di registrarvi tramite Facebook o Google ad un sito?), si potrebbero utilizzare per compilare il campo di un form.
  7. Eliminare tutte le immagini che non hanno impatto contenutistico. So per certo che alcuni non saranno d’accordo, ma io ritengo che tutto ciò che non è assolutamente necessario debba essere rimosso da un sito per smartphone.
  8. Eliminare i riferimenti a pagine Facebook, Google+ o altri social. Dal sito per smartphone è indispensabile poter accedere solo ed esclusivamente a quello Desktop, senza alcuna deviazione. Ovviamente i pulsanti like, +1 e di condivisione possono e devono essere presenti.
  9. Ridurre al massimo l’uso di javascript e Framework. I browser degli smartphone sono in grado di riprodurre più o meno gli stessi contenuti dei browser per personal computer. Ma che dire della velocità di elaborazione del dispositivo o della banda di navigazione? Il primo è un parametro che varia da modello a modello. Alcuni esemplari dispongono di una memoria adeguata, altri no. Pertanto sembra necessario provvedere a fornire un sito veloce, privo di animazioni e/o di effetti visivi che possono rallentarne il caricamento.
  10. Eliminare il captcha, quell’assurdo sistema di protezione antispam che, praticamente, tutti i siti utilizzano. Ovviamente si può ignorare il principio se vale la 6. Al posto di numeri, simboli, lettere si potrebbe utilizzare un semplice slide, come quello che normalmente utilizziamo nel sistema di blocco schermo del nostro cellulare, né più e né meno.

Esiste una contraddizione tra quanto ho affermato in precedenza e quanto dico in quest’ultimo paragrafo. Chi se ne accorge ha occhio ;)

Redazione

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Coltiviamo la passione per il Web portando avanti i progetti editoriali di Web Book e di webintesta.it ma coscienti di non essere dei guru come i nostri autori. Abbiamo molte cose da imparare ma sicuramente molte altre da insegnare.

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