Bitcoin: tutto quello che devi sapere sul fenomeno

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Quando, circa nove anni fa, Satoshi Nakamoto presentò Bitcoin, il mondo era sull’orlo di un collasso economico-finanziario di proporzioni inimmaginabili.

L’idea era un protocollo in grado di sostituire le monete sovrane sull’orlo del fallimento, pertanto capace di far circolare denaro con la stessa velocità di un’email o un semplice messaggio di testo, da utilizzare qualora i sistemi tradizionali si fossero bloccati (niente sportelli bancari, niente bonifici, niente carte di credito).

Le origini del bitcoin

In termini tecnici, il contenuto trasportato da questo protocollo è denaro al posto di documenti o parole – e quindi il valore che esso rappresenta.

Guardando alle sue radici, il Bitcoin non è un fulmine a ciel sereno. Al contrario, è figlio di una serie piuttosto lunga di esperimenti falliti da altri: tutto ciò che è digitale, per sua natura, è facilmente copiabile e trasmissibile. Per questa ragione il digitale è sempre stato incompatibile con il concetto di valore dato dal possesso: se per assurdo tutto il denaro esistente fosse digitale, chi o cosa può garantire che 100 euro digitali non siano una duplicazione (frutto di banale copia-incolla) di denaro già speso altrove?

Se così fosse, cosa impedirebbe a tutti di fare lo stesso, distruggendo completamente il valore di questo strumento con sopra scritto “100 euro”?

Bitcoin e sua evoluzione

L’estrema facilità di duplicazione del digitale, così come si potrebbe fare con il testo di questo documento o un file mp3, è assolutamente contraria al principio stesso di creazione e scambio di ricchezza.

Tutte le soluzioni viste fino al 2008 erano “centralizzate”: per centralizzato si intende un punto apicale, un vertice autoritativo, incaricato di controllare che ciascuno si comporti in modo corretto e non stia tentando di spendere “denaro fotocopiato”.

Nella pratica i predecessori di Nakamoto (alcuni citati nel suo paper) avevano già creato protocolli in grado di spedire denaro come se fosse una normalissima email, ma c’era la necessità di un punto nevralgico che ricoprisse il ruolo di “banca centrale”. Questa gigantesca responsabilità di controllare la correttezza di ciascuno dei “dare-avere” non è solo un costo (oggi sostenibile soltanto da banche e grandi organizzazioni finanziarie) ma anche un punto di estrema vulnerabilità, non soltanto tecnologica.

Cosa succede se il “controllore” diventa disonesto e permette di “fotocopiare” denaro a piacimento, ma soltanto a vantaggio suo e di chi ne continua a supportare questa autorità? Cosa succede se questo gestore filtra/blocca alcuni utenti, di fatto privandoli delle loro ricchezze o della possibilità di partecipare al sistema?

La logica ci dice che questo è un problema di fiducia o, come si usa nei paesi anglosassoni, “trust”.

L’intero sistema del denaro digitale, siano essi i micropagamenti o le grandi azioni di “quantitative easing” delle banche centrali, si poggia sul “trust” che gli utenti finali di quel denaro ripongono in questi grandi controllori. Il loro vero compito quindi è quello di fare in modo che tutti continuino a credere che la scritta “100 euro” sia sempre valida.

La vera domanda a questo punto è: che alternative ci sono a questa fiducia o, se vogliamo, “fede” nei controllori?

 Bitcoin: un nuovo protocollo

Nakamoto, sulle macerie della crisi del 2008, ha proposto un’alternativa che rimuove alla radice la necessità di “fede” in un controllore umano, evitando (innanzitutto se si fosse verificato un collasso assoluto) di dover sostituire i vecchi controllori con dei nuovi.

Il Bitcoin è un protocollo privo di centro autoritativo (quindi “decentralizzato”) che elimina il centro nevralgico e applica principi di “teoria dei giochi” ed “effetto rete”. Questi principi fanno in modo che ogni transazione sia vista e approvata da tutti i partecipanti alla piattaforma (il famoso “consensus”).

In altre parole, il protocollo Bitcoin richiede innanzitutto che ciascun partecipante verifichi la correttezza di tutti gli scambi di valore in transito prima di poter inviare il proprio. Successivamente fa in modo che la validazione e scrittura di queste transazioni sia effettuata su un registro distribuito e replicato ovunque sia necessario, pertanto visibile a tutti gli utenti in qualsiasi momento.

Tutto questo non accade manualmente (sarebbe impossibile) ma grazie alle leggi della matematica e della crittografia, pertanto è tutto trasparente e in carico al dispositivo che l’utente utilizza: parliamo del wallet su computer o smartphone che tutti possono scaricare ed installare.

Per rendere possibile tutto questo, Nakamoto ha dovuto creare un registro contabile che sia pubblico, trasparente e perpetuo, che contenga tutte le transazioni e permetta di consultarle in totale libertà. L’unica cosa che NON viene rivelata è l’identità di chi compie queste transazioni – per ovvi motivi: se tutti potessimo sapere il nome dei più ricchi e quando/come spendono i loro soldi, il sistema diventerebbe estremamente pericoloso.

Il risultato

1.Un protocollo di scambio del valore (potenzialmente molto più di denaro contante) che è peer-to-peer, ovvero che non necessita di un intermediario – ovvero l’equivalente di un baratto digitale.

2. Nakamoto non solo ha disegnato un protocollo di “baratto digitale” privo d’intermediari (mai visto prima d’ora) ma l’ha anche reso resistente alla censura, ovvero che nessuno – neanche Stati con enormi sforzi economici – possono fermare con facilità. In pratica è praticamente impossibile impedire a due persone di compiere questo “baratto”, almeno non senza bloccare interamente Internet.

3.Il terzo punto è la programmabilità: parliamo pur sempre di software, quindi questo valore può spostarsi secondo le stesse leggi che governano la più sofisticata delle piattaforme finanziarie, aziendali o perfino alla guida di intere città o Stati.

Bitcoin oggi: i dati attuali

Sebbene il Bitcoin oggi abbia raggiunto un tasso di cambio superiore ai 10.000 dollari, siamo di fronte alla classica metafora del dito e della luna.

Occorre evitare l’errore di alzare barriere e pensare che il Bitcoin distruggerà banche, Stati e l’intera economia che poggia sulle attuali fondamenta di “fede” finanziaria.

Il Bitcoin è viceversa una nuova infrastruttura che funziona come strade, telefoni, radio o Internet stessa. Su questa infrastruttura può fluire liberamente un dato, misurato in termini matematici e non corrompibili nel suo valore.

Il (non)paradosso è che questo valore non viene creato “dal nulla” o deciso da un’autorità centrale: l’unico modo per avere bitcoin è comprarli da chi ne ha già, immettendo denaro guadagnato con il duro lavoro. Alternativamente, ma decisamente più complicato, possono essere “minati” spendendo elettricità e dedicando la potenza di calcolo prodotta da super-computer molto costosi (i cosiddetti ASIC).

Bitcoin: uno sguardo al futuro

Il Bitcoin non distruggerà banche e Stati, li trasformerà nuovamente. Così come la fine degli accordi di Bretton Woods e del Gold Standard nel 1971 ha aperto l’era dell’inflazione, delle banche d’affari e dei “prodotti finanziari”, il Bitcoin sarà disponibile per avere un metodo alternativo, molto concreto e non corrompibile, per detenere e spostare valore realmente digitalizzato.

Guardando al futuro, il Bitcoin non è destinato alle persone, ma sarà l’equivalente del baratto per le macchine (i computer).

Questa radicale trasparenza e disintermediazione ha fatto diventare il Bitcoin (prima) e l’intero protocollo blockchain (poi) uno degli strumenti più potenti che un ingegnere informatico oggi ha a disposizione. Chiunque padroneggia la blockchain può creare sistemi molto più sicuri, complessi ed economici rispetto al passato. Questi sistemi potranno scambiare dati indicizzati su un valore sempre misurabile e impossibile da corrompere o “annacquare” con l’inflazione – evitando di esporre complessi sistemi digitali agli enormi problemi di “fede” che hanno già portato alla crisi del 2008.

Nel frattempo chiunque può dare importanza a questa innovazione, investendo tempo e denaro per comprendere come funziona. Per poi decidere liberamente se la “fede” nei sistemi finanziari attuali può essere sostituita da qualcosa di diverso e tecnologicamente più avanzato come il Bitcoin.

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Stefano Pepe

Sito personale : spepe.me
Cresciuto con una tastiera al suo fianco, fa dell'innovazione la sua professione. Divulga il fenomeno Bitcoin come unione tra economia e tecnologia

Libri scritti da Stefano Pepe

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