Investire Bitcoin, sette anni dopo

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Investire Bitcoin

Può un libro che parla di tecnologia essere ancora attuale, dopo sette anni? Certamente alcune cose sono cambiate, ma molto di quello che era vero nel 2014, quando ho scritto Investire Bitcoin, rimane attuale ancora oggi.

Mi sono quindi divertito ad elencare, in due categorie, cosa è cambiato e cosa no. Alcuni passi strapperanno un sorriso, ma altri getteranno un’ombra sul futuro e su come le forze avverse al Bitcoin cambiano forma, ma non la sostanza.

Cosa non è cambiato?

  • Il software open-source, principio su cui è costruito anche il Bitcoin, rimane pilastro fondamentale di Internet e del business miliardario che ci sta crescendo sopra.
  • Governanti e burocrati continuano ad aggiungere regole e cavilli per frenare chiunque vuole comprare e vendere bitcoin, con il motivo (pretestuoso) che ha scopi criminali.
  • Il governo cinese, a cadenza semi-annuale, dichiara pubblicamente che Bitcoin è illegale, ogni volta come se fosse la prima.
  • A cadenza altrettanto ciclica, nuove criptovalute si presentano sul mercato, dichiarando di essere migliori di Bitcoin. L’obiettivo è rimasto anch’esso invariato, raccogliere denaro da utenti e speculatori con un profilo di rischio analogo al gioco d’azzardo. O più semplicemente da quelli che non sono riusciti ad informarsi bene.
  • Bitcoin mantiene fede alla definizione di digital commodity, o “asset class”, ma nonostante ciò viene utilizzato anche per comprare beni e servizi (online e offline). Nessuno ne fa un problema, a parte burocrati e qualche accademico.
  • La proof-of-work è rimasta saldamente al suo posto come il sistema migliore in assoluto che tiene al sicuro i nostri bitcoin. Il mining e il suo consumo di elettricità, pertanto, rimangono il motivo (pretestuoso) per rimproverare chi li possiede e ne fa uso.
  • Il business dell’integrazione tra finanza tradizionale e Bitcoin, presentato nel libro come una delle possibilità imprenditoriali più promettenti, mantiene saldamente la leadership come il principale generatore di profitti nell’ecosistema.

Cosa è cambiato?

  • Ross Ulbricht, all’epoca in attesa di processo, è stato condannato a due ergastoli. Il sito https://freeross.org/ è stato creato per supportare la sua scarcerazione.
  • Julian Assange, fondatore di Wikileaks, all’epoca residente in asilo presso l’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, è ora in stato di arresto e in fase di giudizio per l’estradizione negli Stati Uniti. Wikileaks ancora beneficia delle donazioni in Bitcoin.
  • Coinbase, da wallet per smartphone particolarmente facile da utilizzare, è ora quotato al Nasdaq di New York e genera miliardi di dollari in utili grazie alla sua ampia offerta di strumenti finanziari – puramente per chi possiede cryptocurrency.
  • Il Bitcoin ha subito, nel biennio 2016-2017, un importante attacco da parte di alcuni illustri esponenti delle community crypto, portando alla hard-fork di Bitcoin Cash e alla vendita di bitcoin farlocchi su bitcoin.com. Bitcoin Cash è oramai dimenticato dagli utenti, i quali sembrano anche aver dimenticato le posizioni prese da alcuni protagonisti dell’ecosistema (tra cui Coinbase)…
  • Bitcoin non è mai decollato come strumento di pagamento anonimo e rispettoso della privacy. Sono davvero pochi gli individui che si preoccupano della propria privacy online, anzi la diffusione di Venmo e l’utilizzo dei social network per vantarsi delle proprie abitudini d’acquisto non smette di aumentare.
  • Quelle che nel libro chiamo “IPO”, raccontando l’esempio del mining di criptovalute, è l’anticipazione del fenomeno delle ICO (Initial Coin Offering), arrivate su Ethereum tre anni dopo la pubblicazione, nel 2017.
  • Le altre criptovalute vengono menzionate come possibili contendenti al dominio Bitcoin, secondo una narrativa (comune al tempo) che un nuovo protocollo tecnicamente più evoluto avrebbe avuto la possibilità di soppiantarlo. Tra tutto quello che ho scritto nel libro non vedo niente di più sbagliato!
  • L’utilizzo di bitcoin per le transazioni commerciali oggi può contare su Lightning Network, riducendo in misura consistente costo e attesa per completare una transazione. Quindi il problema dei trenta o più minuti per finalizzare un pagamento, presentato nel libro, è oramai obsoleto.
  • L’analisi giuridica si è evoluta, trovando nuove definizioni più accurate, aprendo alla possibilità di iscrivere il possesso di bitcoin sui libri contabili anche delle società quotate in borsa (si vedano gli esempi di Microstrategy e Tesla).
  • La questione di cui sopra si sta rapidamente spostando sulla quantità e il tipo di tasse volute dai burocrati – e gli obblighi di dichiarazione fiscale per permettergli di trovare chi vi si sottrae.
  • Il governo di El Salvador ha recentemente deciso di dare al Bitcoin corso legale, elevandolo al livello del Dollaro americano nella sua economia. Altri governi stanno seguendo l’esempio, in modo più o meno radicale, mettendo alla prova le tesi accademiche che Bitcoin non può funzionare come base monetaria.

Per tornare sulla questione, la narrativa che Bitcoin possa essere soppiantato da un’altra criptovaluta è scomparsa, lasciando il posto a due correnti contrapposte: da un lato i “massimalisti” e dall’altro chi vede un futuro “multi-blockchain”.

I “massimalisti” ritengono l’esistenza di altre criptovalute temporanea e destinata alla sparizione. Non appena il protocollo Bitcoin evolve verso quello che i suoi utilizzatori richiedono, queste cosiddette alt-coin cessano di avere utilità e vengono abbandonate. Pertanto, il successo temporaneo di una determinata alt-coin, dovuto a particolari soluzioni tecniche, convince a sviluppare una soluzione analoga sul protocollo Bitcoin, generando un abbandono (e forte svalutazione) dello sfidante.

Di tutt’altro avviso chi prevede un futuro “multi-blockchain”, versione rivista e corretta della vecchia tesi che il Bitcoin possa essere reso obsoleto da un’altra criptovaluta. In questo caso si prevede la diffusione di “ponti digitali” tra diverse blockchain, facendo in modo che si possa liberamente inviare e ricevere bitcoin attraverso l’infrastruttura offerta dalle alt-coin, spendendo criptovalute su applicazioni e asset memorizzati altrove.

La lezione è che promettere eccezionali prestazioni tecniche non è bastato, in quanto poi occorrono adozione da parte degli utenti, liquidità (ovvero utenti disposti a metterci quantità consistenti di denaro), solidità finanziaria (gli oramai proverbiali 21 milioni) e prodotti/servizi pronti ad accettare una nuova criptovaluta al posto di quella “vecchia”. Riuscirci significa in ogni caso attrarre l’attenzione di chi contribuisce al codice open-source di Bitcoin, aumentando le probabilità che le stesse funzionalità di successo vengano adottate “dal capostipite”.

L’altra lezione, questa più per burocrati e la nascente corrente delle CBDC, è che occorre lasciare alle criptovalute una posizione neutrale e aperta, non incentivando (o colorando politicamente) i tipi di utilizzo. Facendo l’opposto si polarizza la comunità, minando alle fondamenta l’effetto-rete di cui ha bisogno il concetto stesso di moneta, e si fa un favore al Bitcoin, il quale è passato da un fenomeno di nicchia valutato 4.5 miliardi di dollari nell’Ottobre 2014, a un nuovo tipo di asset finanziario, immune ad inflazione e banche centrali, valutato circa 850 miliardi di dollari mentre sto scrivendo queste righe.

Dovendo scommettere sulla direzione che politica e finanza tradizionali stanno dando alla moneta, alcuni passaggi di “Investire Bitcoin” rimangono nel 2021 fin troppo attuali… Buona lettura!

Stefano Pepe

Sito personale : spepe.me
Cresciuto con una tastiera al suo fianco, fa dell'innovazione la sua professione. Divulga il fenomeno Bitcoin come unione tra economia e tecnologia

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