Big Data: Privacy WhatsApp e GDPR: cosa (non) è cambiato dal 15 maggio

0 Flares 0 Flares ×

ragazza che usa le app dello smartphone

Era il 7 gennaio quando tutti noi utenti abbiamo ricevuto un messaggio che riguarda la Privacy WhatsApp aprendo l’app di messaggistica più utilizzata al mondo.
Questo messaggio chiedeva di accettare “i nuovi termini” di utilizzo del servizio di messaggistica e l’informativa sulla privacy.

L’avviso poteva essere rimosso, ma poi tornava alla successiva apertura. Il testo era chiaro: chi non accetta non potrà più usare WhatsApp a partire dall’8 febbraio – data poi spostata al 15 maggio e tra qualche riga ti spiego il perché – , giorno in cui i nuovi termini entrano ufficialmente in vigore.
Questa comunicazione ha scatenato il panico, alcuni siti web, anche in Italia, hanno scritto che Facebook – azienda proprietaria di WhatsApp – starebbe preparando un’importante violazione della privacy degli utenti.

Con l’avvento dei Big Data nella quotidianità delle imprese e degli utenti, avere chiaro come questi dati possono essere usati per fare marketing è fondamentale. Per le imprese per dare un servizio migliore ai consumatori e ottimizzare i propri investimenti, per gli utenti per capire come i loro dati sono utilizzati e decidere liberamente e con coscienza cosa autorizzare e cosa no. Questo aggiornamento legato alla Privacy WhatsApp ha creato invece molta confusione in merito, tanto che l’azienda ha deciso di posticipare l’entrata in vigore di 3 mesi.

Per capire la portata della questione, basti pensare che Elon Musk ha voluto dire la sua in merito. Si proprio il famoso imprenditore sudafricano, colui che ha creato PayPal nonché Tesla e che ha promesso di portare anche noi comuni mortali su Marte; insomma non proprio l’ultimo arrivato e neanche un imprenditore che ha a che fare con la questione “dati personali”. Elon, il 7 gennaio scorso pubblica un tweet, breve, conciso e chiaro “Use Signal”. Invitando in questo modo gli utenti a scaricarsi un’altra app di messaggistica istantanea a suo dire più sicura per quanto riguarda il trattamento dei dati personali.

Privacy WhatsApp: i nostri dati sono a rischio?

Cosa è successo quindi circa 10 giorni fa? Ti devi veramente preoccupare come sembra?
Se non eri preoccupato prima non c’è assolutamente nessun motivo perché tu lo sia adesso. Per un unico, semplice e banale motivo: a noi europei non è cambiato assolutamente nulla. WhatsApp ha inviato, quasi indistintamente, un messaggio a tutti i suoi – miliardi – di utenti sparsi in tutto il mondo. In alcuni Paesi, in effetti, la modifica delle condizioni e della privacy può portare a dei problemi di privacy. Come anticipato poche righe fa, in UE questo problema non sussiste, per
un semplice motivo: abbiamo il regolamento sul trattamento dei dati personali più tutelante possibile, il GDPR infatti è una delle leggi sulla privacy più avanzata al mondo. Questo fa si che aziende come Facebook – che ricordiamo comprende non solo il social blu, ma anche Instagram e WhatsApp appunto – devono trattare in maniera diversa gli utenti dell’Unione Europea.

Quello che ha destato più preoccupazione, soprattutto oltre oceano, è che nel nuovo testo WhatsApp dichiara che vorrebbe rendere obbligatoria la condivisione di alcuni dati dei suoi utilizzatori con Facebook – e quindi anche Instagram – per scopi commerciali e di marketing. Dati quali il numero di cellulare, la rubrica, gli status e altre informazioni verranno integrati tra le tre piattaforme in modo tale da poter creare per le aziende delle campagne advertising social più personalizzate. Questa opzione in
realtà esisteva già prima, ma era facoltativa, con questo aggiornamento è diventata obbligatoria.

Questa diversità tra i vari Paesi di nota fin nel messaggio che è stato mandato agli utenti, quello a destra è quello inviato in UE, l’altro al resto del mondo. Nel primo manca un punto, l’ultimo della schermata di sinistra, proprio quello che riguarda la condivisione dei dati con Facebook. I termini della privacy in UE, prima e dopo questo
cambiamento sono rimasti pressoché invariati, lo ha ampiamente dimostrato l’Avvocato Enrico Ferraris che, proprio in occasione di questo trambusto creato intorno alla notizia, in una serie di tweet ha confrontato la privacy prima e dopo questa novità e non ha trovato sostanziali differenze: Perché quindi mandare un messaggio anche ai cittadini UE?
Innanzitutto perché gli aggiornamenti della privacy policy sono abbastanza frequenti, di base questa non è una grossa novità; ma è stato necessario farlo per l’update di alcuni punti che riguardano i negozianti e i servizi commerciali, per agevolare le aziende che vogliono comunicare meglio con i loro clienti tramite WhatsApp.  In un comunicato ufficiale, anche WhatsApp ha smentito che ci siano dei cambiamenti nel modo in cui sono condivisi i dati su Facebook: “Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di WhatsApp nella Regione europea (incluso il Regno Unito) derivanti dall’aggiornamento dei Termini di servizio e dall’Informativa sulla privacy. WhatsApp non condivide i dati degli utenti WhatsApp dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità”.

In breve, se Facebook e quindi WhatsApp vorrà condividere i dati dei suoi utenti per scopi commerciali e di marketing dovrà fare un accordo diverso con le autoritàgaranti dell’Unione Europea. Nel suddetto comunicato leggiamo: “Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di WhatsApp…” ma quindi ci sono alcuni dati che vengono già condivisi? Si, alla stregua di come vengono già condivisi alcuni dati da altri servizi che usiamo abitualmente, come Gmail, TikTok, Instagram. Anche WhatsApp lo fa e da tempo, la differenza sostanziale è che in Europa non può farlo per scopi commerciali e di marketing. Quindi se non eri preoccupato della privacy prima non hai motivo di esserlo adesso.

Ricordiamoci anche che la “crittografia end-to-end” è quel sistema in piedi dal 2014 che impedisce a WhatsApp di leggere e/o di usare informazioni provenienti dalle chat. Questo vale in Europa quanto negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

In merito alla condivisione dei nostri dati con le App, un recente scossone lo ha dato la Apple con l’aggiornamento IOS14.5. Ha introdotto il consenso esplicito al
tracciamento dei dati degli utenti quando utilizzando una determinata app. Una stoccata non da poco, ma l’ennesima che vede coinvolti i due colossi americani:
Apple e Facebook, ma tutta questa è un’altra storia.

Elisa Iandiorio

Sito personale : elisaiandiorio.it
Laureata in Marketing e Strategie Commerciali a Parma, lavora come consulente e docente di marketing e digital marketing dal 2007. Dal 2016 insegna Marketing & Big Data Analytics all’Università degli Studi della Tuscia.

Libri scritti da Elisa Iandiorio

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 LinkedIn 0 0 Flares ×

Replica

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I dati saranno trattati per consentire l'inserimento e la pubblicazione dei commenti e delle recensioni. Prima di lasciare il tuo commento, leggi l'Informativa Privacy

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 LinkedIn 0 0 Flares ×